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Uno spaccato di storia del Comune di Giaglione

immagine ingrandita Pergamena (apre in nuova finestra) L'aspetto odierno del territorio è dovuto all'erosione glaciale, le forze di contrapposizione che i grandi ghiacciai esercitarono fra di loro modellarono la regione dei colli (li cou) in direzione di Susa ed il ghiacciaio della Val Clarea depose la sua morena nell'attuale Pian delle Rovine (Darouineus), visibili ancora i calanchi della Ciareina da Chiomonte.
Sopra Pian delle Rovine a Santa Chiara, caratteristica frazione alpina ben conservata, la morena del ghiacciaio creò un piccolo lago chiuso e per colmata si formò il caratteristico pianoro di Prà Piano.
Con la fine delle glaciazioni la Dora trovò ostacolo nella morena della Val Clarea, rompendo quest'argine iniziò lo scavo delle gorge lasciandoci, caso molto raro, una gola giovane incisa in una valle glaciale. Possiamo notare la forza del ghiacciaio in uno di questi dossi che per la perfetta forma emisferica attirò l'attenzione dei nostri antenati, dove rimangono alcune coppelle purtroppo danneggiate dagli agenti esogeni, la (Piera tsarva) ad est del castello delle Menate.


immagine ingrandita Pergamena (apre in nuova finestra) L'antica via Gallo Romana ci ricorda le conquiste di Roma, l'alleanza del re Cozio con Ottaviano salvò le popolazioni locali, tollerate dai Romani ai quali soprattutto interessava il transito.
La via Gallo-Romana percorreva il versante sinistro della Dora e saliva da Susa per le frazioni di Giaglione dirigendosi verso la Maddalena, alla odierna centrale di Chiomonte un ponte superava la Dora e la strada proseguiva verso il Monginevro, prima ancora il tracciato seguiva i sentieri Celtici da Exilles raggiungeva il vallone di Toullie e valicava le alpi al colle Savine-Coche. Il Savine-Coche fu sommerso da una grossa frana, è visibile tuttora il lastricato romano per un tratto di diversi metri sparire sotto di quello che fu un grande crollo della montagna, così per lungo tempo fu utilizzato il colle Clapier che scende direttamente in Val Clarea, (valico reso famoso dal condottiero cartaginese, Annibale,) nel VIII secolo il colle Clapier fu declassato e la via Carolingia della Maurienne salendo da Bramans al Piccolo Moncenisio abbandonò la strada romana e scendendo alla Gran Croce prese la direzione della Novalesa dove da poco era sorta un'importante Abbazia.
La strada Romana nel tratto Giaglione - La Maddalena non ha quasi subito varianti nel corso dei secoli, conserva in alcuni tratti il selciato ed è di larghezza uniforme di 2,50 mt. L'esposizione al sole la rende una passeggiata ideale, fuori dal traffico, anche nei mesi invernali.


Giaglione è citata tra le terre donate da Abbone, governatore delle valli di Susa e Moriana, per la fondazione dell'abbazia della Novalesa nel 739. Entrò a far parte poi dei beni posseduti dal priorato di S.Maria Maggiore di Susa, ceduto dall'abate di Breme in Lomellina, al quale era soggetta l'abbazia di Novalesa, decaduta a causa dei Saraceni, mentre la chiesa venne ceduta dalla contessa Adelaide di Susa nel 1042. Tra gli abati della Novalesa e il conte Amedeo V di Savoia avvennero molti scambi di pertinenze e diritti, al fine di uniformare il potere territoriale. Nel XIII secolo l'abbazia di S.Giusto cominciò a disperder il proprio patrimonio che venne ceduto in feudo a nobili famiglie fedeli ai Savoia.
Fu feudo nei secoli precedenti della famiglia Auruzi (1223) che fece erigere la fortificazione di Menate, l'unica restaurata ed ancora visibile; della famiglia Bermondi di Embrun (1290) che possedeva una casaforte situata presso la frazione Poisato, e della quale si notano solo alcuni ruderi nella borgata di San Giuseppe.
Nel 1254 Giaglione conquista, primo comune nella valle, le franchigie che garantirono una buona indipendenza amministrativa pur rimanendo sotto la sudditanza feudale.
Importante fu la famiglia degli Aschieri che ebbe diritti feudali anche in altri borghi della valle come: Borgone, Villar Focchiardo, Chianocco e S.Giorio, denominati in seguito con l'appellativo De Jalliono.


immagine ingrandita Torre Iallonio (apre in nuova finestra) Il feudalesimo di dominazione sabauda lascia diverse tracce sul territorio. Rimangono ormai i ruderi di quello che fu il più importante castello a difesa del confine con il Delfinato, il castello superiore degli Aschieri de Jallonio, la leggenda favoleggia di gallerie sotterranee che lo collegarono al castello delle Menate ed alla casa del Lavorio. Il castello ebbe quattrocento anni di storia e fu raso al suolo ed incendiato dalle armate del Montmorency al quale il feudatario Gaspardo Aschieri aveva impedito il raggiungimento di Susa distruggendo le strade. Questi ruderi sono visibili al di sopra della frazione di s. Andrea (Clo).
Il castello delle Menate ora di proprietà privata, fu rivalutato dopo la distruzione di quello superiore dall'avvento dei nuovi feudatari, I Ripa.
Altre costruzioni feudali sono inglobate nell'abitato, la Casa dei Bermondi e la torre di Micheletto nella borgata di San Giuseppe (Poueizat). La casa del Lavorio conserva una bella finestra monofora è di proprietà privata ed in via di ristrutturazione. La casa della Roccia situata su due massi erratici sovrastanti una sorgente è situata nella frazione Sant'Antonio (Vilò). La casa di Maria Bona pregevole per la loggia affacciata sul cortile in frazione San Giuseppe (Poueizat


Il delfinato includeva la Valle di Susa fino a Chiomonte, Giaglione era quindi sul confine e la necessità dello stato Sabaudo per la difesa delle strade portò alla costruzione delle barricate di Clarea con la torre di Pilat, sbarramento aiutato dalla morfologia del terreno. La chiesa Parrocchiale domina la valle dal suo poggio, il sito orientato per natura e la presenza di una sorgente lo identifica prescelto nel periodo Celtico a luogo di culto. Ognuna delle dieci borgate di Giaglione possiede una cappella, sono tutte citate a partire dal 1600, ed erano il centro della borgata a volte a fianco del forno e sempre della fontana, La cappella di San Lorenzo (Moule) è di particolare interesse storico perché nello spiazzo antistante si riuniva sempre il consiglio generale della Comunità.
La cappella di Santo Stefano (Staqueveun) ha il lato nord esterno totalmente affrescato. Gli affreschi, datati 1400, a monito dei viandanti sulla via Gallo Romana rappresentano la cavalcata dei vizi e delle virtù.

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